Il Binodobson 24”: il più grande binoculare amatoriale al mondo!

settembre 27, 2011  |   AstronomiaNova   |     |   2 Commenti

di Andrea Boldrini

Sant’Agostino interrogato sul tempo risponde: “Quando nessuno me lo chiede, lo so; ma se qualcuno me lo chiede e voglio spiegarglielo, non lo so”. In un certo senso mi capita la stessa cosa allorquando mi chiedono le ragioni di questo binodobson 24” e cosa abbia mosso questo progetto. Io forse lo so ma non so come spiegarlo! Non saprei bene ma sicuramente un sentimento irrazionale è prevalso con forza. Un dàimon della follia ha obnubilato la mia mente, calandomi nel torpore  dell’incoscienza!  Quando poi mi sono ripreso, il binodobson era già pronto nelle mie mani e da quel momento sono iniziati i miei dolori!

Martini, il costruttore tedesco a cui mi rivolsi nell’ottobre 2010, www.dietermartini.de, non aveva mai costruito binodobson e la mia proposta rappresentava per lui una grande scommessa e una ghiotta occasione di primazialità nel settore. Accettò e si mise al lavoro. Non aveva idee chiare e per rilanciare in bizzarria creativa si scatenò anche lui (forse in preda del suo dàimon) in soluzioni complicate e  di difficile applicazione. Concepì un sistema di messa a fuoco macchinoso e di sesquipedale articolazione. Tutto il gruppo ottico dei terziari, con gli oculari in sede, venivano  spostati tramite il giramento di un pomellone che contestualmente andava anche a spostare i secondari attraverso  le razze collegate, in direzione alto-basso rispetto ai primari.

Quest’idea sicuramente buona in teoria, ha avuto però un’applicazione sommaria creando una forte instabilità dei singoli elementi. E anche le celle dei primari non erano all’insegna della stabilità necessaria. A onor del vero e a vantaggio di Martini sta il fatto che realizzando solo la struttura, non ha avuto modo di testare lo strumento con gli specchi nella loro sede e accorgersi dunque delle criticità sopravvenute e imprevedibili.

La prima uscita pubblica a Giugno 2011 è stata un vero fallimento! Tutte le mie aspettative e quelle  degli amici astrofili, completamente deluse!

Era evidente che si imponeva un grande lavoro di modifica, di rettifica e di importanti interventi strutturali. L’obiettivo fondamentale e prioritario da realizzare è stato quello di raggiungere una buona stabilità dello strumento. La stabilità è stata la chiave di volta intorno a cui si sono poggiate tutte le modifiche. Questo grande strumento presuppone un esigente centramento delle singole ottiche e una rigorosa collimazione tra di esse. In quel momento così critico e depresso in cui ero caduto, come un angelo custode si è proposto in soccorso il mio amico Roberto Zacconi, esperto conoscitore di ottica, e abilissimo talento di manualità.

E’ intervenuto in questo progetto di modifica, per circa un mese e mezzo, realizzando cambiamenti indispensabili tutt’ora in atto che giammai da solo avrei realizzato. A lui devo l’ottima funzionalità e la messa a punto di questo difficile strumento! Inoltre in questi interventi di modifica ringrazio anche l’amico Franco Salvati che generosamente con perizia e talento ha installato il sistema di motorizzazione che ancora deve essere collegato elettronicamente con l’Argo navis. Così come ringrazio Cristian Fattinnanzi per alcune modifiche nel gruppo dei terziari, Massimo D’Apice per un supporto per la distanza interpupillare che sarà perfezionato in futuro e tutti gli amici astrofili che mi hanno consigliato e sostenuto.

Come primo intervento abbiamo sostituito gli instabili supporti degli specchi secondari. In loro luogo abbiamo inserito le  tradizionali raggiere in acciaio, alleggerendo di non poco il peso di tutto il  ”cappello” e dando di conseguenza una maggiore stabilità. Questa modifica ha implicato la rinuncia al sistema di messa a fuoco ideato da Martini che prevedeva, come già accennato, unitamente al gruppo degli specchi terziari anche lo spostamento dei secondari in direzione alto-basso rispetto ai primari. Senza entrare nello specifico di tutte le modifiche che sono state apportate, lo strumento è oggi pienamente operativo e il 26 Agosto scorso ha fatto la sua prima uscita in campo dopo le modifiche. Questa volta la rivincita è stata totale e trionfante. Le mirabilia osservative in “diretta fotonica” che questo strumento riesce a produrre, esulano da qualsiasi altra esperienza. Il binoculare genera “l’ameno inganno” della tridimensionalità e in alcuni oggetti questo gioco è sorprendente!

A parte la visione certamente più confortevole rispetto al mono, la cosa più emozionante e più sconvolgente è quella di osservare in binoculare con due specchi da 60 cm!!! Ho fatto vedere la M8 a un mio amico visualista con 40 anni di esperienza e ha stentato non poco a riconoscerla!!! Penso che soltanto dall’inclinazione del bino  sia riuscito a dedurre l’oggetto in osservazione.

E’ come se alcuni oggetti Messier, ormai a noi tanto familiari poiché osservati sempre con diametri dai 10 cm ai 40 cm, nella visione con il bino 24″ assumessero altre sembianze, altri particolari, altre morfologie, perdendo i loro precedenti segni d’identità.

La visione binoculare a questi livelli introduce uno sconvolgimento dei sensi: ci si inabissa come se indossassimo una maschera da sub per scandagliare i fondali dell’universo.

M 17 presenta una vastità e pluralità di particolari da doversi perdere negli intricati giochi nebulari e nelle deboli piroette dell’omega.

La nebulosa del Velo, uno spettacolo indicibile, direi mistico fino a perdere le parole: “Oh quanto è corto il dire e come fioco al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi, è tanto, che non basta a dicer ‘poco’  ”.

Anche il corpo partecipa con brivido allo spostamento dello strumento e sebbene talora l’instabile scala che siamo obbligati a salire ci ricordi la precarietà fragile della nostra condizione, entrambi gli occhi, immersi negli oculari, scandagliano rapaci i remoti fumi tra i campi stellari.

Un altro elemento di fondamentale importanza non ravvisabile in altri strumenti monoculari è la sensazione di galleggiamento e di sospensione di alcuni oggetti a medio-basso ingrandimento come i globulari e  le planetarie.

Ad osservare M 13 con questo strumento si rischia di cadere dalla scala!

Emerge con maggior precisione la sfericità del globulare e alcune stelle più luminose sembrano più vicine rispetto alle altre dando la percezione del 3D. Senza parlare di M27: enorme e dettagliata come una foto in B/N con tutte le stelline in trasparenza!

Così come la Helix, tracimante per bellezza e definizione! Da cardiopalma la Crescent! Un grande cuore disegnato nel cielo per astrofili amanti!

Poi la Nord America. Nella parte del golfo è un immenso budello di fumo: spettrale immagine d’inquietanti similitudini terrestri! E che dire della cometa Garradd in transito nei pressi di M 71? Un mirabile e grazioso quadretto ove i due corpi  molto luminosi e definiti  si interfacciano per breve tempo per poi  allontanarsi pian piano.

In ultimo la grande galassia di Andromeda M 31 e l’altra galassia del Triangolo con l’appariscente nebulosa NGC 604. Nella prima si osservano nette le due bande scure e alcune fioche increspature; nella seconda tra scintillanti facelle, si materializzano, come minacciose piovre, le lunghe spirali lattiginose.

E poi ancora altri oggetti quasi al limite come la California e la Testa di Cavallo entrambe ben definite.

Infine la percezione dei colori e dei toni cromatici ravvisati da alcuni amici in nebulose come la Velo e M 42 sebbene quest’ultima fosse ancora bassa sull’orizzonte.

Personalmente non  vedo il colore e la natura, in questo senso, non mi ha dotato ma con questo strumento ho già raccolto convinte e sorprendenti testimonianze!

Arrivati “in sul primo albore” lo strumento perde di potenza e noi, stanchi, ci corichiamo ebbri di un universo mai visto prima!

Così è andata la sera del 26 Agosto 2011 a Forca Canapine con gli amici astrofili completamente stupefatti  e increduli! Alcuni di loro hanno poi redatto dei veri e propri report emozionali sulla serata. Ecco ad esempio, cosa scrive Andrea Storani, dopo aver osservato il doppio ammasso del Perseo: “La visione di questo oggetto, uno degli oggetti più spettacolari del cielo, consente di sperimentare una delle principali peculiarità della visione al binodobson, l’effetto ottico di tridimensionalità.

Ad alti ingrandimenti ci si ritrova immersi (il paragone non è affatto casuale) in un mare di stelle ed è un piacere spostarsi tra un ammasso e l’altro, fino al punto di perdersi nella vastità di questi due oggetti. Mi soffermo sul più spettacolare dei due, NGC 869 e in particolare su di un gruppetto di stelle disposte a semicerchio proprio al centro di esso. Immerse in una fitta cornice di stelle di colore azzurro quest’asterismo spicca per una maggiore luminosità, tanto che le sue componenti appaiono quasi di colore giallo. Questa diversa luminosità e la particolare forma semicircolare fanno si che sembrino in primo piano rispetto alle altre, come se alla vista si animassero sino a formicolare, quasi come si stesse osservando attraverso un fondale marino…”.

Anche per l’astrofotografo Giancarlo Erriquez l’esperienza ha un sapore mistico: “ E la nebulosa Velo avrei giurato che fosse dipinta sul fondo degli oculari. Per non parlare di tutti gli altri oggetti. Nasco astrofotografo; ho solo un oculare, così, giusto per collimare lo strumento. L’ultima volta che l’ho usato e’ stato due anni fa’. Ma l’altra sera, a Forca Canapine [splendida località sui Monti Sibillini] , dopo aver goduto le visioni nel tuo binodobson, posso dire che cio’ che si riesce a vedere ( e non dico a intravedere) non differisce molto da una bella astrofotografia. Con la differenza della tridimensionalita’. E non e’ poco”.

Devo precisare un concetto importante sulla fruizione di questo binodobson che per mia convinta scelta è destinato a una condivisione “esoterica” strettamente riservata agli astrofili.

Non si può permettere l’accesso visualistico “essoterico” di questo strumento a chi non abbia osservato mai in uno telescopio o a chi non abbia una minima esperienza osservativa.

Occorre  dunque una maieutica che solo gli astrofili possono trasmettere; occorre una frequentazione assidua dello stellato, con uno studium costante e applicato, vero precipitato emozionale di questa passione!

Organizzo corsi di astronomia di primo livello, serate osservative, star watching, serate pubbliche in osservatorio e nelle piazze e mi è capitato di sentirne molte. Non ultima quella di un tipo che dopo aver osservato M 13 all’oculare del mio Ritchey Chretien LX200R 14″ (sottolineo 14 pollici!!!) mi dice incalzandomi: “ma non mi puoi far vedere un oggetto più emozionante?” .

Ebbene di fronte a queste amenità a questi florilegi dell’incredibile rimani interdetto e non sai cosa rispondere!

La cultura dell’immagine che tanto caratterizza la nostra società e i media contemporanei, ci ha resi totalmente insensibili, neutralizzando i “bastoncelli” della nostra percezione e le profondità analitiche dell’episteme che presuppongono metodo e precisione, estrema sensibilità e anche grande intuito. Non è il semplice vedere ma il

coinvolgimento simultaneo, direi a effetto blinking, dello spirito di geometria e lo spirito di finezza! Invece oggi l’immagine deve scioccare e convincere, entrare nell’inconscio di ognuno con esclusive finalità consumistiche. Come potrà mai  allora una debole e povera galessietta, fors’anche interagente con la sua compagna, sperduta nell’immensità cosmica e percepibile nel suo debole chiarore, emozionare quell’esinanito individuo  rimasto deluso su M 13?

Per questo chi vuole intraprendere un’esperienza astrofila di osservazione deve fare la sua  graduale“gavetta” essere come iniziato e percorrere un tragitto formativo e “catartico” che riattivi e purifichi le sue capacità percettive! Altrimenti l’osservazione al binodobson 24” farà esclamare solo uno squallido “interessante!” e non lascerà nulla nella memoria delle grandi emozioni!

Osservare non è solo un’arte e una metodologia.  E’ di più.  E’ sconfinamento che abbraccia anche le ragioni del cuore e che coinvolge l’intera persona, l’unica forse capace di comprendersi e di comprendere l’infinito.

RINGRAZIAMENTI

Ringrazio di cuore: Franco Salvati e Roberto Zacconi per il loro personale contributo, così come ringrazio gli amici Cristian Fattinnanzi per alcune modifiche nel gruppo dei terziari, Massimo D’Apice per un supporto per la distanza interpupillare che sarà perfezionato in futuro e tutti gli astrofili che mi hanno consigliato e incoraggiato. Infine ringrazio Maria Kent Pasquarella che amorevolmente mi ha sempre sostenuto credendo in questa nostra “folle impresa”.

Andrea Boldrini

(a sinistra con il suo spettacolare binodobson) è nato a Matelica (Mc) nel 1963. Vive a Mergo (An) nelle Marche. Ha conseguito il diploma di maturità classica presso l’Istituto Salesiano di Macerata e successivamente si è laureato in Giurisprudenza presso l’Università della stessa città. Ha inoltre conseguito il Diploma Universitario in Scienze Religiose presso l’Università di Urbino. Ha insegnato diritto.

Svolge attività artistica come pittore (professione principale da sempre) prendendo parte a mostre personali e collettive presso gallerie, musei e luoghi pubblici in Italia e all’estero.

E’ un appassionato astrofilo: organizza corsi di astronomia amatoriale, serate osservative presso i Monti Sibillini con il più grande telescopio trasportabile d’Italia, è Direttore dell’Osservatorio “Migliorati” di Jesi.

Questo articolo è stato pubblicato, in parte, anche sul sito di Salvatore Albano: www.salvatorealbano.it

2 Commenti di questo articolo

  • Diego Azzaro

    settembre 29th, 2011 on 18:13

    non so come spesa ma come impegno costruttivo sarebbe stato preferibile un unico specchio da 85 con visore binoculare perfettamente equivalente

  • Andrea

    febbraio 9th, 2016 on 22:20

    Il binodobson 24″ può ospitare oculari da due pollici come gli Ethos 17 mm che danno 100 gradi del campo apparente. Mi dica quale torretta puo montare questi oculari mantenendo sempre i 100 gradi del campo apparente senza una loro riduzione!









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