La prima volta di “Astrofilo”. Storia di una parola ipercolta che ora ci è familiare.

aprile 30, 2011  |   AstronomiaNova   |     |   2 Commenti

di:  Claudio Marazzini

Gli astrofili potrebbero essere curiosi di sapere quando sia nato il termine che li designa, parola oggi assolutamente comune nella nostra lingua, adottata fra l’altro in forma ufficiale da molte importanti associazioni amatoriali, in primo luogo dall’UAI, l’“Unione Astrofili Italiani”.

Tradizionalmente, si indica come “prima attestazione”  il maggio 1900, quando uscì il periodico di divulgazione astronomica “L’Astrofilo. Rivista mensile illustrata del Cielo”, fondato dal capitano Isidoro Baroni, traduttore italiano de Le stelle di Flammarion. Va precisato che la “prima attestazione” non corrisponde quasi mai alla data di nascita di un termine, ma indica il momento della sua prima documentazione scritta: nulla vieta che il medesimo termine circolasse già prima senza essere scritto, e quindi senza che sia possibile, a distanza di generazioni, fornirne la prova documentata.

Fino a poco tempo fa, si riteneva appunto che il termine astrofilo fosse attestato per la prima volta nel 1900 (solo lo Zingarelli 2011, come le edizioni precedenti, si ostina nel proporre il 1950, commettendo un vistoso errore che avrebbe dovuto essere corretto da tempo). Tuttavia anche la data “1900”  deve essere corretta. In un articolo pubblicato nella rivista di studi linguistici “Lingua Nostra” (vol. LXVIII, 2007, fasc. 1-2, pp. 46-48) ho retrodatato astrofilo al 1835.

In quell’anno fu pubblicato a Milano il trattatello Dell’astronomia popolare di Adolphe Quételet, sedicesimo volume della “Biblioteca scelta di opere francesi tradotte in lingua italiana”.  Quételet (1796-1874) era un astronomo belga esperto di matematica e di statistica.

Il libretto milanese del 1835 traduceva l’originale francese del 1827 Astronomie populaire, uscito presso l’editore H. Tarlier di Bruxelles. Una buona retrodatazione, quindi: dal 1900 al 1835, sessantacinque anni.  Ora, però, anche la retrodatazione del termine astrofilo da me indicata va leggermente corretta, perché Rodolfo Calanca ha rintracciato un’edizione precedente dell’Astronomia popolare italiana, risalente al 1829, stampata a Roma, non a Milano: A. Quételet, Dell’astronomia popolare insegnata in diciotto lezioni nel volgar nostro recata, ed illustrata con note da L. Ghirelli, Roma, Dalla società tipografica, 1829.

L’introduzione del termine astrofilo, comunque, non è del Quételet, ma del traduttore italiano Ghirelli, nella presentazione ai lettori, intitolata, appunto (qui ricorre la parola che ci interessa), “Il traduttore agli astrofili”. Il significato attribuito al termine è analogo a quello moderno, perché il traduttore italiano così scriveva, rivolgendosi ai lettori “astrofili” nel forbito e manierato italiano del tempo (cito dall’ed. 1835):

niun sì ebete di ragione sievi, [...] che di sublime intendimento fornito sdegni libera spaziare sua immaginazione su le immense regioni del cielo; laonde, resa siffatta opera alla comune degli uomini, e questa volgendo io in nostra volgar favella, avrò, lo spero, un che di avvantaggio recato ai giovani studiosi, ed a coloro non meno che, privi del suffragio della memoria, caduco l’intelletto li torni, potendo mercé questa traduzione la tardità del loro ingegno coprire; che anzi in guisa potrà chiunque assaporare il bello, il sommo di una tanta dottrina, che sapiente avrà a dirsene  [...] ed i più ignari in cosiffatte discipline pur giungere potranno di leggieri al possedimento di quelle astronomiche cognizioni almeno, che a mestieri vengono, affinché impostura non valga ad abusare di loro ignoranza.

Questo L. Ghirelli dovrebbe essere tal Luigi, ignoto alle fonti bibliografiche (compreso il DBI, Dizionario Biografico degli Italiani), ma di cui risultano alcuni scritti di medicina, rintracciabili tramite la consultazione di cataloghi elettronici, opere che riportano all’area di Roma, dove risultano stampate  (cfr.nota 1). Usando l’appellativo “astrofili”, il Ghirelli si rivolgeva dunque, a scopo divulgativo ed educativo, a un pubblico inesperto, “popolare” (quello stesso per il quale aveva scritto il Quételet), con l’intento di comunicare ai neofiti le cognizioni fondamentali dell’astronomia.

Va notato che Ghirelli usava la parola senza sentire la necessità di commentarla o giustificarla, quindi senza darle il peso di un neologismo.

Eppure si trattava di una parola colta, di matrice classica (greco filos, “amico di…”), composta in una forma che del resto si ritrova in altri cultismi italiani: si pensi alla settecentesca Accademia dei “Georgofili”, o, nell’Ottocento, a zoofilo, o, ancora, con diversa disposizione dell’elemento componente, al temine filonauta, oggi estinto, per indicare chi si dilettava della navigazione da diporto (è il titolo di un libro sull’argomento pubblicato dalla casa editrice Hoepli nel 1894). Prima di assumere il significato astronomico, la designazione di “Astrofilo” era stata usata persino come nome accademico arcadico, dal letterato pugliese Emmanuele Mola, che divenne nell’Arcadia romana “Astrofilo Idalio” (1793); e del resto “Astrofilo” esisteva come nome proprio fin dal Cinquecento (si rintraccia tal Baldassarre Astrofilo di S. Angelo in Vado) (cfr. nota 2).

Ovviamente come nome o soprannome accademico il termine alludeva all’amore per gli astri, ma in un senso letterario e poetico assolutamente estraneo all’osservazione scientifica, che emerge solo dalla traduzione del libro di Quételet in poi. Si può dunque osservare che in questo come in altri casi la matrice colta e ipercolta differenzia l’italiano dalle altre lingue, perché l’equivalente francese è amateur d’astronomie, quello inglese amateur astronomer, o anche enthusiast for astronomy. Insomma, l’astrofilo italiano si fregia davvero di un nome coltissimo, altisonante e letterario.

C’è infine un problema legato al significato moderno. Si veda ad esempio la pagina Web del “Circolo Astrofili Talmassons” (Talmassons è una località presso Udine), che propone un ricco “Dizionario on line” di termini astronomici: vi si trova ovviamente anche la voce astrofilo (www.castfvg.it/zzz/ids/astrofilo.html), ma viene contestata la definizione di “astronomo dilettante”,  comunemente fornita da molti vocabolari recenti, quali il Gradit, lo Zingarelli, il Dizionario della lingua italiana Devoto-Oli. Un altro vocabolario, il Sabatini-Coletti, fin dall’ed. ed. 2003 definisce l’astrofilo, come “Chi si diletta di astronomia”, senza usare “dilettante”. Questa definizione, che risale al grande linguista Bruno Migliorini (la si trova nelle sue Parole nuove, Hoepli, Milano, 1963), è l’unica che risulta ben accetta alla sensibilità degli astrofili più fieri, ai quali la parola “dilettante” pare offensiva.

Claudio Marazzini

titolare della cattedra di Storia della lingua italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università del Piemonte Orientale “A. Avogadro” (sede di Vercelli), è nato a Torino il 26.10.1949. È autore di numerosi saggi (articoli e volumi) su temi di storia della lingua italiana, sulla questione della lingua, sulla storia linguistica regionale, sui rapporti lingua-dialetto, sul linguaggio letterario, sulla cultura popolare, sulla storia della linguistica, e ha pubblicato anche due interventi su temi legati alla storia dell’astronomia, entrambi connessi a Galileo. Dal 18 maggio 2010 è Socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino per la Classe di Scienze morali, storiche e filologiche.


[1] Luigi Ghirelli  compare in alcune pubblicazioni scientifiche della prima metà dell’Ottocento, come si ricava dalle schede ICCU che qui trascrivo: Sulla lettera del signor Luigi Ghirelli f. r. intorno al litontritico rimedio per i calcoli orinarj riflessioni di Pietro Battaglini tolentinate farmacista in Roma, Roma, Presso la Societa Tipografica, 1828; Lettera di Luigi Ghirelli f.r. diretta all’eccellentissimo signore Giacomo dott. Folchi, Roma, Per la Societa Tipografica, 1828; A.J.L.Jourdan, Farmacopea universale ossia Prospetto delle farmacopee di Amsterdam, Anversa, Dublino, Edimburgo…, prima traduzione italiana dal francese con note ed aggiunte di Luigi Ghirelli, In Roma, Presso Benigno Scalabrini, 1829; Il neo-litontrittico memoria di Luigi Ghirelli, Seconda edizione, Roma, Per Mercuri e Robaglia, 1830. Risulta anche un’altra traduzione di Luigi Ghirelli, dei Precetti igienici contro il colera morbo, seguiti da una dissertazione diagnostica curativa sul colera morbo di L.A. Gosse, del 1831, senza luogo, conservata a Torino nella biblioteca dell’Accademia delle Scienze.

[2] Lo menziona G. Colucci, Delle antichità picene, tomo IV, Fermo, Dai torchi dell’autore, 1789, p. 283.

2 Commenti di questo articolo

  • Federico Manzini

    maggio 2nd, 2011 on 12:39

    Bravissimo Marazzini, ottimo intervento!
    Ma ti faccio una domanda: perchè non esistono i medicofili (ricordo che lo sono diventato quando i miei figli erano piccolini e si ammalavano sempre di domenica…) o i fotografofili, etc..?
    Insomma questa dizione è specifica solo dell’astronomia e di nessun altra scienza, o mi sbaglio?

    • Claudio Marazzini

      giugno 19th, 2011 on 11:45

      Caro Manzini,
      innanzi tutto, grazie per la domanda; sono onorato di entrare in contatto con un esperto di cui leggo abitualmente con grande frutto e ammirazione i contributi sui temi dell’astrofotografia.
      I “medicofili” non esistono perché la malattia non è un hobby, e i “fotografofili” suona davvero molto male, dunque la parola non è stata creata, ma si ha “fotoamatore”, analogo a “amateur d’astronomie” e “amateur astronomer”, e “fotografo dilettante”. Le parole non si creano tutte allo stesso modo, ma la loro genesi è varia, dipende dai tempi, dalle scelte, dalle mode. “Medicofilo”, comunque, è stato usato per scherzo, con valore espressivo: lo ha adoperato Carlo Blind nel 1860 nella rivista “Pensiero e azione” di ispirazione mazziniana, dove parlò del “semi-feudale medicofilo regolatore di Mecklenburg”, riferendosi in maniera satirica (se non sbaglio) alla discussa figura di Federico Francesco III, granduca di Mecklenburg, che aveva poca salute.
      A parte gli scherzi, sta di fatto che il suffisso è stato sempre molto “produttivo” (come si usa dire tra i linguisti). Basti considerare la serie: bibliofilo, bocciofilo, cinefilo, cinofilo, enofilo, esterofilo, gattofilo, scripofilo, zoofilo; i tecnicismi: eliofilo, nucleofilo, ombrofilo, ornitofilo, psicrofilo, saprofilo, scotofilo; e anche la parte negativa, delle deviazioni: necrofilo, pedofilo. A volte si ha il prefisso filo-: filatelia, dal francese philatélie, dove “filo” precede “atéleia” (“franchigia”). Così come precede in filologo, filosofo ecc.









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