La parrucca di Newton – Jean-Pierre Luminet

ottobre 26, 2011  |   AstronomiaNova   |     |   1 Commento

Recensione di Rodolfo Calanca

L’autore di questo romanzo, perché di romanzo si tratta, è uno dei più conosciuti e creativi astrofisici francesi, Jean-Pierre Luminet. La sua biografia ci dispiega un curriculum impressionante: nel 1982 è stato tra i primi a studiare gli effetti del passaggio di una stella nei pressi di un buco nero supermassiccio. Dal 1995 si è occupato di topologia dell’Universo e, nel 2003, ha avanzato l’affascinante ipotesi (successivamente contestata da molti suoi colleghi) che alcune anomalie nell’anisotropia della radiazione cosmica di fondo, osservate dal satellite WMAP, possano essere spiegate supponendo  che l’universo presenti una curvatura positiva e che sia raffigurabile come uno spazio dodecaedrico di Poincaré. In tutti questi anni si è anche occupato di storia della cosmologia ed ha ampiamente studiato la figura del prete—cosmologo belga Georges Lemaître.

Luminet è autore di varie biografie dedicate a grandi scienziati e matematici, tra le quali “Le baton d’Euclide”, “Le secret de Copernic”, “La discorde céleste” e “L’oeil de Galilée”; nessuna di queste è ancora stata tradotta in italiano.

Con “La parrucca di Newton” Luminet ha ripercorso alla sua maniera, divertente  e dissacrante, la vita di uno dei più grandi scienziati di ogni tempo, Isaac Newton. Considerato dal positivismo scientifico ottocentesco il paradigma dello scienziato rigoroso ed assolutamente razionale, Newton fu in realtà una figura molto controversa e lontanissima dall’idea corrente dello scienziato moderno.

A dare per primo una  descrizione storicamente veridica del personaggio fu il grande economista  John Maynard Keynes che scrisse: “Newton non fu il primo dell’età della ragione: fu l’ultimo dei maghi”.

Luminet si muove all’interno di questo filone interpretativo, storicizzando con precisione il personaggio ma concedendosi delle “licenze letterarie” molto gradevoli dal punto di vista della narrazione. Ad esempio, a p. 151, parla di un fantomatico “bastone di Euclide” che, per secoli sarebbe passato di mano in mano fino ad arrivare in quelle, salvifiche, di Newton, il predestinato. Il “bastone” conteneva un messaggio di Keplero nel quale il grande  astronomo imperiale dichiarava di correggere le sue idee espresse nelle sue opere principali, Astronomia Nova e nell’Epitome, affermando di aver scoperto per primo quella che Newton, successivamente, chiamò la legge della gravitazione universale. Luminet, in modo arguto, fa risalire a Keplero l’idea della mela che cade verso il centro della Terra allo stesso modo della Luna; Newton se ne sarebbe appropriato senza mai dichiarare di averla appresa da uno scritto segreto dell’astronomo tedesco.

Il bastone di Euclide e la sua storia, sono una sorta di filo rosso della fantasia che unisce tutte le biografie  scientifiche romanzate di Luminet: lo troviamo per la prima volta nel romanzo omonimo, il primo della serie, nella quale è raccontata la fine della grande biblioteca di Alessandria. Ci auguriamo che qualche editore nostrano abbia la buona idea di pubblicare questo romanzo nella traduzione italiana.

Dalla “La parrucca di Newton”  emerge un ritratto a tutto tondo del più grande  “filosofo naturale” (il termine scienziato è un’invenzione ottocentesca) mai esistito. Newton era un uomo scorbutico e sgradevole, probabilmente paranoico e temeva la povertà e le critiche degli altri. Era litigioso e si imbarcò in dispute accanite con molti suoi contemporanei come Hooke, Leibniz o Flamsteed.

Il libro di Luminet è una lettura piacevolissima ed istruttiva: pur giocando con il personaggio, l’autore descrive sempre correttamente  gli studi e le scoperte di questo genio ineguagliabile, tormentato e misantropo, rispettandone la straordinaria grandezza intellettuale.

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1 Commenti di questo articolo

  • max

    agosto 22nd, 2012 on 10:17

    sto leggendo in questi giorni “la parrucca di newton” e ho cercato una recensione su internet perchè pur essendo un romanzo gradevole, interessante e ben scritto, spesso non si capisce quanto e dove l’autore ci metta del suo a scapito della verità storica del personaggio (peccato, sarebbe stato meglio farlo capire in qualche modo, magari rimandando a delle note alla fine del libro…)









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