Le meteoriti, una rassegna

novembre 30, 2011  |   AstronomiaNova   |     |   2 Commenti

…. per li seren tranquilli e puri

discorre ad or ad or subito  foco

movendo gli occhi che stavan sicuri,

e pare stella che tramuti loco;

se non che dalla parte onde s’accende

nulla sen perde ed essa dura poco.

Dante Alighieri, Paradiso c.15 v.15

Il Museo del Cielo e della Terra di San Giovanni Persiceto e la sua raccolta di meteoriti

A San Giovanni Persiceto, a poca distanza da Bologna, esiste un  Museo di Storia Naturale, il “Museo del Cielo e della Terra”. Il complesso, a cui è stato attribuito la qualifica di Museo di Qualità dell’Emilia Romagna,  è strutturato su 5  sezioni. Al loro interno si svolgono  intense attività didattiche e divulgative.

Ne fanno parte:

  • Area di riequilibrio ecologico  “Bora;
  • Laboratorio dell’Insetto;
  • Laboratorio di Fisica “ Tecnoscienza”;
  • Orto Botanico- Stazione Meteorologica;
  • Planetario ed Osservatorio Astronomico

La struttura è gestita dall’associazione “Centro Agricoltura ed Ambiente” con sede a   Crevalcore ( BO), mediante convenzione con l’Amministrazione Comunale e con il contributo determinate di tanto lavoro volontario cioè senza remunerazione. Tra i maggiori contributi è da segnalare il lavoro del Gruppo Astrofili Persicetani, un’associazione locale, di amanti dell’astronomia, iscritta al Registro Regionale del Volontariato dell’Emilia Romagna.

L’impianto è visitato,  nella sua totalità, di diverse migliaia di persone ogni anno, comprese numerosissime scolaresche.

Presso il planetario, (fig. 1) al primo piano  dell’edificio,  è presente una vasta collezione di minerali  e rocce di cui la parte principale è composta da meteoriti. Attualmente  il totale dei campioni catalogati è di oltre 700 unità ma vi sono molti altri campioni non ancora catalogati ( fig. 2).  Il materiale proviene da cadute o recuperi avvenuti in tutto il mondo, con particolare attenzione a quelli provenienti dal Sahara. Il campione più grande è una siderite di circa 80 kg (fig. 3) proveniente dall’Argentina, mentre il campione roccioso di maggiore dimensioni  (aerolite) è una condrite ordinaria sahariana,  non classificata, di oltre 40 kg. Il campione medio o più frequente è una fettina di circa 20 grammi di circa. Sono presenti tutti  tipi di meteoriti, dalle aeroliti ( condriti, acondriti), ( fig. 4), alle sideriti ( esaedriti, ottaedriti, atassiti) passando per le sideroliti ( mesosideriti, pallasiti).

Tutto il materiale è esposto in armadi  antichi  che sono stati resi idonei all’esposizione al pubblico!

Oltre alle meteoriti è esposto anche molto materiale  proveniente da crateri da impatto. E’ perciò possibile studiare rocce terrestri sulle quali si notano gli effetti di profonde percussioni provocate da altissime pressione e temperature.

In una apposita teca,  sono esposti anche i vetri da impatto, suddivisi in tectiti e vetri naturali. La collezione è completa di campioni di tutti i tipi di vetri reperibili sulla Terra. Il Museo è aperto la domenica pomeriggio e il venerdì sera e comunque durante gli orari di apertura del planetario.

Per maggiori informazioni consultare i siti:  www.gapers.itwww.museocieloeterra.org

Introduzione alle meteoriti

Le meteoriti sono  “corpi fossili” del sistema solare. Dal loro  studio  si possono ricavare informazioni sulla nascita ed evoluzione del sistema solare, partendo da oltre 4,5 miliardi di anni fa, quando  una nebulosa di idrogeno ed elio fu investita da un’onda d’urto di materiale liberatosi dall’esplosione di una stella molto più vecchia e grande del Sole stesso.  L’età del sistema solare coincide con quella delle meteoriti più antiche: le condriti.

La materia primitiva, sotto forma di polvere  e piccoli planetesimi, asteroidi e comete, continua a cadere  sulla Terra, sulla Luna , sul Sole e sui pianeti,  come accade ormai da miliardi di anni.  La caduta di grandi asteroidi ha fortemente condizionato anche l’evoluzione delle specie viventi sul nostro pianeta.

Percorrendo  la sua orbita attorno al Sole,  ogni anno la Terra  raccoglie  oltre 200.000 tonnellate di materiale extraterrestre, principalmente sotto forma di polveri che hanno dimensioni medie inferiori al  decimo di millimetro. Si stima che le meteoriti di oltre 100 grammi di peso che annualmente cadono sulla Terra siano  varie decine di migliaia. Solo una minima parte viene recuperata perché la Terra è ricoperta per  i 2/3 di acqua mentre i deserti  ed i luoghi difficilmente accessibili, costituiscono la maggior parte delle terre emerse.

Meteoriti e Preistoria

Sicuramente l’uomo da sempre è stato affascinato ed atterrito dalle meteoriti. In alcuni casi ha usato il materiale per costruire utensili. Ci sono evidenze  e soprattutto reperti che indicano che l’uomo nella preistoria ha utilizzato soprattutto il ferro  per ricavarne manufatti. In tempi più recenti si sa che spesso gli esquimesi usavano il materiale metallico del meteorite  di Capo York in Groenlandia per ricavarvi  lame e materiale per la caccia. In Australia sono stati trovati antiche lame, ricavate dalle Tectiti Australiti. Negli ultimi anni sono stati raccolti,  soprattutto nei deserti del Sahara, anche dei meteoriti  rocciosi del tipo condrite ordinaria che possono essere stati utilizzati per ricavare oggetti  come  manufatti  come raschiatoi ed  amigdale ( fig. 5), o pestelli di macine ( fig. 6), inoltre sono stati recuperati centinaia di lamette, punteruoli, raschiatoi, ecc. in Libian Desert Glass (L.D.G.).  Lo stesso corredo funerario del faraone Tutankamon fu arricchito da uno splendido pettorale,   con al centro uno scarabeo (insetto sacro per gli antichi egizi) in L.D.G.,  esposto in una teca del Museo Egizio al Cairo. ( fig. 7).

Meteoriti nella storia

L’uomo, da sempre, ha guardato al cielo per cercare presagi ed auspici per il futuro associando ad esso passioni, timori, desideri. Le stelle cadenti o meteore sono notoriamente collegate ai desideri. E’ curioso rilevare come le comete, che sono essenzialmente i produttori della polvere che genera le meteore, in certe culture (ma per secoli anche nella tradizione popolare occidentale), sono  ritenute invece dei messaggeri di sventura e disgrazia. Calpurnia, nel “Giulio Cesare” di Shakespeare, dice: “Quando muoiono i mendicanti non si vedono comete; i cieli stessi proclamano col furore la morte di principi”.

Per meteora o “Stella cadente” si intende quell’insieme di fenomeni che producono effetti luminosi ed a volte acustici che si originano quando un meteoroide (un piccolo corpo cosmico nello spazio) entra in collisione con la Terra.. L’atmosfera agisce da freno producendo un forte attrito e quindi un surriscaldamento del corpo con conseguente dissoluzione e produzione di luce. Alcuni frammenti del meteoroide possono raggiungere il suolo e prendono il nome di meteorite. Il meteorite non ha “sesso”, può infatti essere citato allo stesso modo sia al maschile che al femminile.

Le meteoriti in passato erano chiamate in modi diversi: meteoroliti, uranoliti, pietre del fulmine o cerauniti, pietre del tuono o brontiti, pietre di fuoco, pietre del Sole, pietre della Luna, e così via.

I cinesi le chiamano anche “ Sing yun teching chi” cioè stelle cadenti cambiate in pietra.

In Africa, in sperduti anfratti e ripari, ci possiamo imbattere in antiche pitture e graffiti rupestri che probabilmente testimoniano la caduta di meteoriti (fig. 8). Le notizie più antiche di meteore luminose provengono dall’oriente, dove si credeva che le stelle cadenti si staccassero realmente dal cielo per venire sulla Terra.

Le notizie più certe le dobbiamo ai cinesi. Dalla metà del VII secolo A.C. al 333 D.C. furono da essi registrate ben 16 cadute, mentre da testimonianze Greche e Latine, dello stesso periodo, si ha memoria di solo 4 cadute.

Con il passare del tempo le testimonianze scritte di cadute, aumentarono in tutto il mondo.  Nella biblioteca di Palazzo Chigi, a Roma, si conserva un documento  nel quale è narrato un evento accaduto nel 921 al tempo di papa Giovanni X, che era allora nel settimo anno del suo pontificato. A quel tempo parecchi meteoriti sarebbero caduti nei dintorni di Roma, uno dei quali nel torrente Narni, che era tanto grande da spuntare al di sopra del livello delle acque. In passato furono fatte diverse ed accurate ricerche ma della meteorite di Narni non se è ne mai trovata traccia.

Nell’861 della nostra era, nei pressi di un monastero giapponese cadde una meteorite. Sappiamo che il reperto è tuttora gelosamente colà conservato all’interno di un cofanetto. Quella è, per ora, la più antica registrazione della caduta di un meteorite sicuramente accertata.

In Europa la caduta più antica è quella avvenuta verso mezzogiorno del 7 novembre 1492 nei pressi di Ensisheim, in Alsazia (Francia).  Una meteorite pesante circa 150 chilogrammi cadde, dopo una violentissima esplosione udita in tutta la valle del Reno.   Numerose persone accorsero sul luogo della caduta, vi trovarono una buca profonda un paio di metri. Recuperata la pietra, la folla iniziò a spezzarla per conservare dei frammenti. All’arrivo delle autorità del paese, la roccia fu portata in città, dove la trovò pochi giorni dopo Massimiliano I, futuro imperatore d’Austria.

Massimiliano, considerando la roccia un felice presagio per l’imminente battaglia contro i francesi, portò la meteorite nel castello e la fece appendere con catene nel coro della chiesa, dove rimase fino alla rivoluzione francese.  In seguito ne furono staccati ulteriori pezzi per poterla studiare. Agli inizi del 1800 fu portata nuovamente ad Ensisheim dove ancora oggi fa bella mostra di sé, pur ridotta ad un campione di circa 56 chilogrammi (fig. 9).

Nel 1511 una grande quantità di pietre cadde sulle sponde del fiume Adda nei dintorni di Crema. Pietro Martire D’Anghiera ne lasciò una accurata descrizione nel suo “Opus epistolorum”.

Il Bergonzoni scrive che nel 1503, durante un temporale, caddero diverse pietre colpendo la chiesa a Crevalcore, nel bolognese. Il Mercati narra della caduta di due meteoriti rispettivamente negli Abruzzi ed a Torino nel 1583.

Dal 1600 in poi si infittiscono le testimonianze sempre più documentate anche dai reperti, sia in Italia che nel resto del mondo. Tutte le testimonianze parlano di nubi scure ed ardenti con tuoni, scoppi e brontolii in cielo, seguiti da cadute di pietre. Geminiano Montanari (1633-1687), professore di astronomia prima a Bologna, in seguito a Padova, scrive che nella notte del 19 giugno 1668 nei pressi di Verona (Vago) caddero 3 pietre di forma allungata. Una di esse sprofondò circa 60 centimetri nel suolo. Era color ferro con macchie grigie e dall’aspetto spugnoso.

Il 26 maggio 1751 verso le 18 ad Hradschina, presso Angram in Croazia, cadde una meteorite ferrosa sprofondando nel suolo e dividendosi in due parti di 31 e 7 chilogrammi. Il fenomeno fu preceduto dall’apparizione di un globo di fuoco che, esplodendo, produsse un denso fumo nero.

Il 13 settembre 1768 nel villaggio di Lucè, nei pressi di Chartres, in Francia verso, le 16 e 30 cadde una pietra da una nube scura e tuonante. Pesava circa 3 chilogrammi. Fu analizzata anche dal grande Lavoisier, il quale in un rapporto  all’Accademia di Francia affermò   che si trattava di un campione di pirite colpito da un fulmine e definì sognatori i testimoni dell’evento. L’abate Marcellini in una lettera all’abate Soldani del 22 Aprile 1795 scrive che   nel gennaio o febbraio del 1776 a Fabriano caddero parecchie pietre dal cielo, prodotte da una nuvoletta scura che mandava lampi e tuoni. La maggior parte di queste meteoriti fu polverizzata da Marcellini il quale volle intonacare l’esterno di una bottiglia di Leida per verificare se quei frammenti fossero di natura elettrica.

Il 18 agosto 1783  un bolide attraversò da nord a sud i cieli dell’Inghilterra. Il fenomeno fu talmente vistoso e di lunga durata che fu osservato  dalla quasi totalità della popolazione  Re compreso.  I testimoni parlarono  di una nuvola allungata  che si muoveva  quasi parallela all’orizzonte al di sotto della quale si poteva osservare  un corpo che si frammentava in più parti e la cui luminosità  illuminava il terreno.

Nel 1790 l’Abate Andrea Stutz studiò due pietre conservate presso il gabinetto di Storia Naturale di Vienna.  La prima fu la meteorite di Angram in Croazia e la seconda una pietra caduta nel febbraio 1785 a Eichstatt in Baviera. Le analogie tra le due cadute lo indussero a pensare che qualcosa di sconosciuto era realmente avvenuto. L’abate però concepì un meccanismo di produzione della roccia basato sull’energia del fulmine e bollò come pura suggestione tutte le testimonianze oculari delle cadute.  Nell’aprile del 1794 il fisico tedesco Friedrich Chladni pubblicò un libretto nel quale affermava la possibilità della caduta di pietre dal cielo. La sua convinzione traeva origine da uno studio su di una meteorite in gran parte ferrosa del peso di 600 chilogrammi trovata 40 anni prima a Krasnoyarsk in Siberia centrale e fatta trasportare in Europa dal naturalista tedesco P.Pallas (il tipo   di meteorite fu poi chiamato Pallasite).  Secondo Chladni quel “ferro” non poteva essersi formato sulla Terra, l’unica spiegazione era cosmica ed inoltre le testimonianze provenienti da diversi luoghi e nei diversi secoli attestavano, fuori da ogni dubbio, esplosioni nel cielo e la caduta di rocce.

Questi oggetti potevano provenire solo dallo spazio e le esplosioni erano dovute proprio all’interazione con l’atmosfera di un corpo celeste. L’ipotesi fu subito rigettata perché comunque mutava in modo inaccettabile la concezione scientifica corrente.  Il fenomeno osservato veniva liquidato in modo bizzarro: i fulmini coagulano la polvere nell’alta atmosfera formando rocce che poi precipitano fragorosamente a terra.

Ma il dubbio che dallo spazio potessero veramente piovere sassi si faceva sempre più strada nella cultura del tempo. Una caduta di grande importanza avvenne il 16 giugno 1794 verso il tramontare del Sole. Le meteoriti precipitarono non lontano da Gesana e Luciano d’Asso nei pressi di Siena (fig 10).

La descrizione del fenomeno fatta dai testimoni e raccolta dall’abate Camaldolese Ambrogio Soldani, professore di matematica all’Università di Pisa, ampiamente riportata nella sua opera: Sopra una pioggetta di sassi, è assai colorita: “…si vide nella massima altezza  del nostro orizzonte   una piccola nuvoletta bianca, la quale ruotando ci fece udire fino a sette replicati e strepitosi colpi come di grosso cannone staccati uno dall’altro, e ad ogni colpo si scorgeva benissimo il giuoco del fumo denso ma bianco; indi si udì come una batteria sempre a colpi di cannone che durò qualche minuto, e sentendo strisciare come palle si videro cadere alcune pietre…”.

Alcune di queste si interrarono di diversi centimetri e qualcuna fu raccolta ancora tiepida. Una, in particolare, mostrava un colore estremamente scuro sia dentro che fuori. Questa pioggia  avvenne 19 ore dopo la grande eruzione del Vesuvio tanto che alcuni supposero che le meteoriti in realtà fossero pietre vulcaniche. Furono fatte altre ipotesi tra le quali anche una eruzione sottomarina, ma l’abate Soldani, dopo un accurato studio, disse che quei sassi potevano provenire solo da quella nuvoletta scura, e che anzi erano condensazioni della stessa innescate da una tromba d’aria (che chiama fuminello) carica di polveri e sostanze raccolte nel territorio. A pagina 159 della sua opera leggiamo infatti: “Non è improbabile che il suddetto fuminello insinuandosi in quella nuvola bianca, carica di fuoco elettrico, vi abbia anche introdotte quelle terre e minerali sostanze  che seco univa, onde fattosi un turbine igneo, o globo di fuoco siasi entro la nuvola acceso un ardente vulcano, capace di tenere sciolte alcune di quelle materie eterogenee…., con un eccesso di fuoco elettrico, siansi unite insieme formando diverse masse, le quali non potendo più sostenersi entro l’orrenda nuvola, era necessario che cadessero a terra,  non solo per la naturale loro gravitazione, ma ancora per forza di vibrazione…”.

Soldani, per questa spiegazione del fenomeno, anche se perfettamente in linea con le credenze del tempo,  fu sbeffeggiato, deriso e soprannominato dai suoi contemporanei “abate pioggetta”.

Il 13 dicembre 1795 cadde un’altra pietra a Wold Cottage in Inghilterra. Il presidente della Royal Society Joseph Banks osservò come questa assomigliasse fortemente ad un frammento della meteorite caduta a Siena e studiata dal Soldani.  La caduta di altre pietre in Portogallo e India, negli anni successivi, indusse Banks ad affidare ad un giovane chimico E.C.Howard lo studio dei campioni in suo possesso. Howard, procuratosi poi altri campioni provenienti da altre cadute e con l’aiuto di J.L.de Bournon, isolò diversi composti nelle “pietre”.  Con ciò si dimostrò subito una grande somiglianza fra loro e soprattutto si constatò l’associazione tra ferro e nichel, molto abbondante rispetto a qualsiasi roccia terrestre.  Nel 1803 i risultati delle ricerche vennero esposti alla Royal Society e poi all’Institute de France.

Celeberrima fu, poi la pioggia di meteoriti a L’Aigle, in  Normandia, avvenuta il 6 aprile 1803 nelle prime ore del pomeriggio (fig. 11). In quel caso si potè parlare veramente di pioggia in quanto caddero oltre 2000 pietre calde ed esalanti un intenso odore di zolfo. Il fenomeno fu preceduto da tre fortissime detonazioni paragonabili ad una raffica di mitraglia poi seguite da un forte rombo come un rullio di tamburi, il tutto proveniente da una nuvoletta nera.

pietre, al suolo, erano disperse su di una superficie di forma ellittica con l’asse maggiore di circa 11 chilometri con direzione sud-est, nord-ovest. La più pesante pesava 65 kg, mentre la più piccola recuperata, pesava meno di 10 grammi.  Nello stesso anno sempre in Francia, a Saurette in Provenza, cadde una grossa pietra accompagnata dai soliti fenomeni acustici e luminosi.

Dopo tutto ciò non si poteva più negare l’idea che dal cielo potevano piovere sassi e per di più con una composizione differente dalle rocce terrestri.

La scoperta da parte di Piazzi del primo asteroide, Cerere, il 1 gennaio 1801, contribuì ad un mutamento radicale della mentalità degli studiosi: l’universo ordinato ed immutabile cominciava a sgretolarsi. Nello spazio interplanetario orbitavano tanti corpi grandi e piccoli e, a quel punto tutti, sotto il peso della evidenza dei fatti, capirono il fenomeno “ stella cadente” e quindi del meteorite.

Nel 1807 il russo A. Scioikovich pubblicò il primo trattato scientifico sulle meteoriti col titolo “ Sulle pietre aeree e la loro origine”. Nel volumetto si elencavano le cadute allora note, si davano descrizione dei campioni e dei risultati di analisi chimiche e mineralogiche.

In Italia, nell’Ottocento, si osservarono cadute di notevole rilevanza, sia per il tipo che per la quantità delle meteoriti.  Il 15 gennaio 1824 tra le 9 e le 10 di sera nel comune di Renazzo, nei pressi di Cento, in provincia di Ferrara, una grande luce rischiarò il paese. Quella meteorite si rilevò poi essere una rara condrite carboniosa   considerata poi in seguito come capostipite di una intera classe di meteoriti condriti carboniose.

Il 17 luglio 1840 alle ore 7 e 30 del mattino, accompagnati da una forte detonazione, a Locate e Golasecca nei pressi di Milano, furono osservati 3 grossi bolidi che si spostavano da est verso ovest. Poi una grossa meteorite fu vista cadere, e fu recuperata presso Cereseto in provincia di Alessandria.

Degne di nota alcune cadute come quelle di Motta de Conti presso Casale Monferrato avvenuta il 29 Febbraio 1868, quella di Orvinio nei pressi di Roma del 31 Agosto 1872 e soprattutto quella di Alfianello, avvenuta nella notte del 16 febbraio 1883.  Questa, pesante oltre due quintali, rappresenta la più grossa meteorite italiana. In Italia negli ultimi 20 anni famosa  è la caduta di una meteorite a Fermo ( AN)  la sera del 26 settembre 1996 (fig 12) . Una  roccia  di oltre 10 Kg, completamente ricoperta da una crosta scura,  fu recuperata alcuni giorni dopo sul ciglio di una strada di campagna, affondata nel terreno, tra una siepe di rovi.

E’ importante segnalare anche la caduta del 14 Maggio 1864 verso le 8 di sera in Francia nel Dipartimento di Tarn-et-Garonne. Dopo l’apparizione di una grossa meteora, luminosa e grande come la Luna piena, di colore celeste, poi verde, bianco, ed infine rosso si udirono parecchie detonazioni. A Ourgueil, Campanas, Nohic, e Montbèque furono raccolte oltre venti meteoriti aventi l’aspetto di carbone fossile.  Questa meteorite appartiene ad una rarissima classe di condriti carboniose, ed ormai è certo che quei “sassi” sono resti di una cometa.

A volte  può succedere che si abbiano delle cadute a sciami estremamente numerose e suggestive, come   la grande caduta  delle Leonidi: le meteore nel novembre 1863   e nel novembre 1999

Lo studio delle meteoriti ha conosciuto un grande sviluppo, grazie anche a nuove metodiche di indagine ed analisi.

Albareto (Modena) condrite L 4, caduta nel luglio 1766 ( 2 kg)
Alessandria condrite H 5, caduta il 2 febbraio 1860 ( caddero molte pietre  la più pesante di oltre  1 kg)
Alfianello (Brescia) condrite L 6,  caduta il 6 febbraio 1883; è la più pesante recuperata ( 228 Kg)
Assisi (Perugia) condrite H 5, caduta il 24 maggio 1886 ( 2 kg)
Bagnone (Massa Carrara) ottaedrite media, trovata nel 1904-1905 (48 Kg)
Barbianello (PV) atassite trovata nel 1960 o 1961 ( 860 gr)
Barcis (Pordenone) pallasite, trovata nel 1950 ( 1,65 kg)
Borgo San Donino (ora Fidenza, PR)

Castenaso ( Bologna)

condrite LL 6, caduta il 19 Aprile 1868   (caddero molte pietre di cui la più grande di oltre 1 kg)

condrite L5 trovata il 15 agosto 2003 (120gr)

Cereseto (Alessandria) condrite H 5, caduta il 17 luglio 1840 (5 kg)
Collescipoli (Terni) condrite  H 5, caduta il 3 febbraio 1890  (5 kg)
Fermo (Ascoli Piceno) condrite H 3-5, caduta il 25 settembre 1996 ( 10,2 Kg)
Girgenti (ora Agrigento)

Lago Valscura ( Cuneo)

condrite L 6, caduta il 10 febbraio 1853  ( caddero 3 pietre la più grande di 7 libbre)

condrite H5 trovata nell’agosto 1995 (200gr)

Masua (Cagliari) ottaedrite media, trovata nel 1967 ( 1,46 Kg)
Messina condrite L 5, caduta nel 1955 (2,4 kg)
Mineo (Catania) pallasite, caduta nel maggio 1826
Monte Milone (ora Pollenza, MC) condrite L 5, caduta l8 maggio 1846  ( caddero 5 pietre la più grande pesava 3 kg)
Motta dé Conti (Vercelli) condrite H 4, caduta il 26 febbraio1868 ( caddero molte pietre per un totale do oltre 9 kg)
Noventa Vicentina (Vicenza) condrite H4, caduta il 12 maggio 1971 (177 gr)
Orvinio (Rieti) condrite L 6, caduta il 31 agosto 1872 ( caddero molte pietre per un totale di 3,4 kg)
Patti (Messina) ottaedrite, caduta nel l922 ( 12 gr)
Piancaldoli (Firenze) condrite LL 3, caduta il 10 Agosto 1968  ( 3 frammenti per un totale di circa 14 gr)
Renazzo (Ferrara)

San Michele  ( Pesaro)

condrite CR 2, caduta il15 gennaio 1824  ( molte pietre per un totale di oltre 15 kg)

condrite L6 caduta il 20 febbraio 2002 ( 217gr)

Siena condrite LL 5, caduta il 16 giugno 1794  ( caddero molte pietre di cui la più pesante 3.5 kg)
Sinnai (Cagliari)

Tessera (Venezia)

condrite H 6, caduta il 19 febbraio 1856 ( 2 kg)

condrite tovata nel febbraio 2000

Torino condrite H 6,  caduta il 18 maggio 1988 ( 800 gr)
Trenzano (Brescia) condrite H 6, caduta il12 novembre 1826 ( caddero 3 pietre la più grande oltre 9 kg)
Vago (Verona) condrite H 6, caduta il 21 giugno 1668
Valdinizza (Pavia) condrite L 6, caduta il12 luglio 1903 (1  Kg)
Vigarano (Ferrara) condrite CV 3, caduta il 22 gennaio 1910 ( 16 kg)

L’ultima meteorite vista cadere in Italia  è quella di San Michele ( Pesaro) del 20 febbraio 2002.

Di meteoriti ora se ne trovano praticamente ogni giorno, i grandi deserti e l’Antartide sono posti che hanno conservato decine di migliaia di campioni e che ora vengono riconosciuti e raccolti. Nel mondo esistono migliaia di collezionisti che conservano e studiano questi oggetti celesti e grazie ai quali è possibile acquistare del materiale. Il prezzo varia da pochi dollari al grammo a centinaia o migliaia di dollari, nel caso di meteoriti marziane o lunari. Gli studi si sono ulteriormente raffinati, grazie alla possibilità di reperire campioni sempre più importanti e rari, e dalla seconda metà del novecento è stata fondata una società internazionale (Meteoritical Society) per lo studio delle meteoriti, che pubblica regolarmente una sua rivista “ Meteoritics and Planetary Science”, ora ritenuta la più importante e prestigiosa del settore.

Fenomeni che accompagnano la caduta

Una stella cadente o, soprattutto,  un bolide, che solcano il cielo, sono sicuramente tra gli spettacoli più belli che la natura possa offrire.   Il fenomeno è il prodotto di una complessa interazione tra un meteoroide e l’atmosfera terrestre.  La velocità  di  un meteoroide può variare,  tra un massimo di 72 km/secondo  ed uno minimo 11,2 km/secondo. Queste elevatissime velocità  producono pressioni fantastiche sul corpo del meteoroide.  La  forza sull’unità di superficie,  esercitata dall’aria  sulla sua faccia anteriore, varia con l’altezza.  Tenendo anche conto dei complessi fenomeni termici  che intervengono nel processo, si comprende  perché molte meteoriti si frammentano in aria prima di cadere al suolo.  Tutto il percorso visibile  della  meteora dura  pochissimo  da qualche secondo  a poche frazioni di secondo.  Nel cielo  il fenomeno è accompagnato da nuvolette scure di giorno  dovute alla produzione di polvere o micrometeoriti e da scie luminescenti  di notte, dovute essenzialmente  alla ionizzazione stessa del materiale  durante il processo di vaporizzazione del meteoriode  ( il contributo della particelle di aria è trascurabile).

Nell’elevato valore  della velocità sta la causa di tutti i processi connessi con il fenomeno “meteora”.

Lo “scontro” con le sia pur rare molecole d’aria genera  altissime temperature.  L’accensione del meteoroide avviene ad una altitudine di 100/120 km. Dallo strato superficiale del corpo  si liberano atomi e molecole che si diseccitano emettendo luce, così si forma una chioma che avvolge il meteoroide  che  produce una coda di polvere e materiale ionizzato. A queste altezze ( mesosfera) il materiale liberato serve poi da nucleo di condensazione  per il formarsi delle nubi “nottelucenti”, vedi fig. 13.

Il corpo cosmico, se ha condizioni e  massa giusta per non dissolversi, perde continuamente velocità  e comincia a cadere per gravità   e quindi a velocità costante.  Si chiama “punto di arresto”  la regione della traiettoria in cui la decelerazione del corpo  eguaglia l’accelerazione di gravità. La velocità iniziale ( o cosmica)  si azzera ed il meteoroide   cade per gravità.  E’ in questa  regione che il corpo cessa di essere incandescente. Il fenomeno luminoso scompare  e sulla superficie del corpo residuo rimane una sottile pellicola vetrificata denominata “crosta di fusione”.  L’altezza della regione di arresto  può variare tra i 5 ed i 50 km.  Si è calcolato che corpi delle dimensioni di un centinaio di metri non vengono apprezzabilmente frenati dall’aria e raggiungono il suolo praticamente con tutta la loro velocità cosmica.  Dalle osservazioni si è calcolato che la stragrande maggioranza dei bolidi  proviene da meteoroidi  che descrivono attorno al Sole delle orbite ellittiche di modesta eccentricità con semiasse maggiore compreso tra 1 e 3 unità astronomiche  ( una unità astronomica equivale a circa 150 milioni di chilometri). L’inclinazione sul piano dell’orbita della Terra (l’eclittica) è modesta, come sono le orbite di gran parte degli asteroidi. La direzione del moto è diretta cioè è nello stesso senso della rivoluzione della Terra attorno al Sole. Quindi la stragrande maggioranza dei meteoroidi penetrano nell’atmosfera  muovendosi in direzione  non molto diversa da quella della Terra sorpassandola o venendo sorpassati.

Si è calcolato che  la traccia luminescente in cielo  produce un diametro iniziale di  circa 2 metri ed una lunghezza dell’ordine dei 50 km, questo le permette di  restare visibile anche per diversi minuti. Sul terreno l’area di visibilità per le comuni meteore  ha un raggio  di 250-300 km.  Scomparsa la traccia luminosa,  che per grossi bolidi può assumere a volte forme a cicloide,  dopo poche decine di secondi si possono udire dei brontolii, simili a tuoni lontani o allo scoppiettare delle pale di un elicottero. Spesso è curioso constatare,  dalle testimonianze, che i fenomeni acustici  sembrano indicare un verso, lungo la traiettoria della meteora, contrario a quello luminescente, creando con ciò molta confusione tra i testimoni riguardo all’esatta direzione della traiettoria. A volte, nel caso di grossi oggetti, si verificano anche vibrazioni  dei vetri delle finestre cosa  che può essere registrata  anche da eventuali sismometri presenti in prossimità della zona di visibilità della meteora (vedi fig. 14).  Dopo la cessazione dei fenomeni sonori  cadono le meteoriti. Nella stragrande maggioranza dei casi il fenomeno avviene in assenza di testimoni, ma alcune volte  le testimonianze permettono il calcolo dei valori della traiettoria e con ciò il recupero di campioni. Spesso le cadute avvengono  con diversi  frammenti disposti su di un ellisse con una presenza di campioni nei primi metri dell’asse maggiore. Quella figura geometrica chiamata appunto “ellisse di dispersione” può essere  di varie dimensioni, da pochi metri ad alcune decine di chilometri. Leggendo con attenzione le antiche cronache di cadute, si ha la sensazione che il testimone abbia udito anche dei rumori particolari oltre ai comuni rombi o boati, rumori appunto indefinibili.  Una prima testimonianza certa risale nel  1784 in Inghilterra.    Sir Charles Blangdon  riferì alla Royal Society di Londra che molte persone erano state testimoni di una caduta con rumori strani e soprattutto contemporanei alla scia luminosa del bolide. Ovviamente la velocità della luce è maggiore rispetto a quella del suono  e quindi non era possibile che esistesse un fenomeno simile. In realtà da studi successivi si è capito che i fenomeni elettrici, connessi con il fenomeno meteora sono  causa, mediante complessi fenomeni, della vibrazione di cose attorno a noi. Queste vibrazioni producono poi le onde acustiche, quindi i rumori “indefinibili” che sono contemporanei alle meteore. Questi rumori sono stati chiamati “rumori elettrofonici”, ma gli studi su questi complessi fenomeni sono ancora in corso.

Romano Serra,

laureato in Astronomia e in Fisica, lavora presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna. Partecipa  a diverse ricerche nel campo dello studio dei corpi minori del Sistema Solare. Ha fatto parte di diverse spedizioni in Tunguska e  nel deserto del Sahara per lo studio e la ricerca di testimonianze relative agli impatti di corpi cosmici.

Da anni segue l’attività del Museo del Cielo e della Terra  del Comune di San Giovanni in Persiceto di cui è stato, attraverso il Gruppo Astrofili Persicetani, uno dei fondatori.

L’Unione Astronomica Internazionale, ha attribuito all’asteroide 5302,  il nome “Romanoserra”.

Video sul canale Youtube EAN:

2 Commenti di questo articolo

  • Francesco Dondoli

    febbraio 28th, 2013 on 12:21

    complimenti! tutto ben fatto.

    Una segnalazione: le due località senesi della pioggia del 1794 si chiamano “Cosona” e “Lucignano d’Asso”.

  • Bepi

    ottobre 31st, 2013 on 00:17

    Sulla Settimana Enigmistica dell’8 agosto 2009 a pag. 18 compare la seguente informazione (n° 28540)
    “Si racconta che 1l 17 agosto 1868 nel cielo di Bollengo, in Piemonte, venne avvistata una meteora di forma conica, di colore grigio scuro, che terminava con una colonna di fuoco e fumo: il suo calore devastò le campagne circostanti.”
    Non ho trovato alcun riscontro di questa notizia. Ne sapete qualcosa? Se si gradirei una vostra risposta. Grazie da Bepi









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