L’EREDITÀ DI TOLOMEO NEI GLOBI ARABI

settembre 16, 2012  |   AstronomiaNova   |     |   0 Commenti

E LA LORO INFLUENZA SULLE PRIME MAPPE CELESTI EUROPEE DEL QUATTROCENTO E CINQUECENTO

di Felice Stoppa

In questo articolo cercherò di identificare e descrivere i primi documenti ed i primi manufatti che hanno anticipato o influenzato la cartografia celeste a noi ben conosciuta del cinquecento e del seicento e di cercare un filo conduttore che in qualche modo li possa tra loro collegare.

Esaminerò pertanto un piccolo numero di globi celesti in metallo, tutti di produzione araba, e le primissime mappe su carta che rappresentino in modo cosiddetto scientifico il cielo stellato descrittoci da Tolomeo nel suo Almagesto. Vedremo che intorno a questi documenti si sono dipanate delle vere e proprie storie, talvolta dalle trame fortunose, e che lasciano anticipare come conclusione possibile di questa ricerca che la storia della cartografia celeste non può considerarsi conclusa per sempre perché è ancora possibile, anche ai nostri giorni, come è già successo, di trovare in biblioteche o nei mercati anti- quari dei nuovi documenti o manufatti che possono rimettere in discussione le nostre attuali certezze.

Fu verso la fine del 1876 che Ferdinando Meucci acqui- stò un piccolo globo in ottone che aveva appena trovato sul mercato dell‘antiquariato di Firenze (fig. 1). Decise di prenderlo prima ancora di esaminarlo a fondo e di poterne constatare l‘autenticità. Il globo era, infatti, completamente ossidato e si potevano leggere a malapena i tratti che componevano le figure tradizionali delle costellazioni e alcune parole arabiche in caratteri cufici. Nel Regio Museo Fisico di Firenze che Meucci dirigeva dal 1844, nella collezione di strumenti antichi di astronomia che comprendeva anche pregevoli astrolabi ara- bici, la mancanza di un globo dello stesso periodo spingeva ad azzardare anche un acquisto incauto.

Dopo averlo sommariamente ripulito dalla patina che lo ricopriva il Meucci procedette a determinare in prima approssimazione l‘anno di costruzione del globo. Lo fece verificando per quale epoca vi erano posizionate le stelle utilizzando il metodo della differenza in longitudine causato dal fenomeno della precessione degli equinozi: ―Fu grande frattanto la mia sorpresa, quando, per i gradi di Longitudine delle stelle, potei riconoscere che esso doveva essere stato costruito sul declinare dell’undicesimo secolo di Cristo. Eravi infatti ben distinta la posizione della fulgida stella Regolo (cuor di Leone) ai 16 gradi 40 primi del segno del Leone, che è quanto dire avanzata di 14 gradi e 10 minuti primi dalla posizione di essa di 2 gradi e 30 primi osservata da Tolomeo, come sembra, 140 anni dopo Cristo; di modo che, calcolando ragionevolmente secondo Albategno il tempo di 66 anni che dovevano impiegare le stelle fisse nell’avanzarsi di un grado, resultò che questo globo fosse stato costruito nel 1075, o pochi anni dopo…‖.

La datazione viene confermata dalla traduzione dell‘iscrizione arabica in caratteri cufici che troviamo incisa intorno al circolo polare antartico che rivela, inol- tre, anche il luogo di produzione, gli autori ed il committente del globo: ―Fabbricò questo globo fornito di piedistallo, per l’investito di duplice visirato Qayid supremo, Abù Isà Ibn Labbun, il suo servo Ibrahim Ibn Said as Shali il pesatore in Valenza, con Muhammad suo figlio, e pose le stelle fisse in quello, giusta loro grandezza e diametri. Or fu compiuto nel principio di Safar dell’anno 473 dell’Egira (del Profeta), benedica Dio a lui e gli conceda pace perfetta‖ (fig. 2). Il principio di Safar dell‘anno 473 dell‘Egira corrisponde con la fine del mese di luglio del 1080 della nostra era. L‘iscrizione fu tradotta, così come tutte le altre presenti sul globo, dal professore F. Lasinio, orientalista presso l‘Istituto di Studi Superiori, Sezione di Filosofia e Filologia, di Firenze.

Il Globo Celeste Arabico di Firenze è pertanto la più antica rappresentazione scientifica conosciuta del cielo tolemaico.

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Felice Stoppa

di Milano lavora nel campo dell’editoria scolastica da oltre quarant’anni.

Cultore di storia dell’astronomia ha ristampato filologicamente i più importanti atlanti celesti classici.

Dirige il sito www.atlascoelestis.com dedicato alla storia della cartografia celeste.









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