I transiti di Venere sul disco del Sole dal 1639 ad oggi. (Prima parte)

aprile 29, 2012  |   AstronomiaNova   |     |   0 Commenti

di Rodolfo Calanca

ASTRONOMIA NOVA dedica alcuni articoli ai transiti di Venere, anche se purtroppo, il prossimo passaggio sul disco del Sole del 5/6 giugno 2012, a differenza di quello di otto anni fa, sarà visibile, in Italia, solo parzialmente, all’alba del 6 giugno.

Venere sul disco del Sole

Molti dei nostri lettori ricorderanno con piacere  e sicuramente con emozione, il transito di Venere dell’8 giugno del 2004, un fenomeno raro che venne osservato con grande interesse da milioni di persone in Europa. Nella maggior parte della penisola italiana le condizioni meteorologiche furono ideali per quasi tutta la durata dell’evento. Tra le migliaia di immagini scattate dagli astronomi e dagli appassionati nel corso di quella splendida mattina, qui ne proponiamo solamente alcuni esempi. Nell’immagine di fig. 2, realizzata da Gilberto Forni all’Osservatorio di San Giovanni Persiceto (BO), appare nettamente la goccia nera (in inglese, black drop), un fenomeno che ha incuriosito e fatto versare autentici fiumi di inchiostro, dal transito del 1761, quando fu osservata per la prima volta, ad oggi (si veda, in questo numero di ASTRONOMIA NOVA, l’articolo di Domenico Licchelli a pagina 4).

Per il transito di Venere dell’8 giugno 2004 l’ESO promosse una campagna osservativa internazionale la VT-2004, www.eso.org/public/outreach/eduoff/vt-2004/participate/, che aveva, tra i suoi obiettivi dichiarati, la misura dell’Unità Astronomica, UA, http://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0_astronomica, utilizzando gli stessi metodi proposti dagli astronomi nel Sette-Ottocento, ai quali accenneremo in questo articolo. Essi richiedono il rilevamento accurato dei tempi dei quattro contatti del transito, durante i quali il lembo del pianeta è tangente al disco solare. I contatti esterni, (indicati in fig. 3 con I e IV), sono difficili da determinare con precisione perché il pianeta non è quasi mai visibile. Sono quindi i contatti interni, II e III, che interessano maggiormente gli astronomi.

Per la campagna VT-2004  la maggior parte delle osservazioni furono eseguite in Europa, dove il transito fu interamente visibile, ma molte altre provennero dal Nord e Sud America, dall’Africa,  Asia e Australia.

In totale, furono raccolti 4550 tempi dei contatti, registrati dai 1510 osservatori che si erano iscritti al VT-2004. L’Institut de Mécanique Celeste et de calcul des Éphémérides  (IMCCE, www.imcce.fr/langues/en/), che elaborò le osservazioni, ottenne un valore di UA pari a 149 608708 Km, ± 11 835 Km, che differisce, da quello oggi considerato “vero”, di appena 10 838 Km maggiore. Una tale precisione nella determinazione dell’UA non era mai stata raggiunta nei precedenti transiti, nonostante gli sforzi profusi da centinaia di astronomi, i quali, spesso affrontarono viaggi avventurosi e, alcuni di loro, addirittura persero la vita nel rincorrere il sogno  della “parallasse solare”.

La storia e le avventure  di questi impavidi astronomi è raccontata in questo articolo.

Leggi l’articolo completo su Astronomia Nova di Maggio 2012 – DOWNLOAD

Rodolfo Calanca è direttore editoriale di ASTRONOMIA NOVA,  https://docs.google.com/file/d/0BxRVI4UFuL2kY3pTd29PczNSbS16bUhWQTNUTDVuZw/edit









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