IL CENSIMENTO EAN DELLE ASSOCIAZIONI, OSSERVATORI ASTRONOMICI E PLANETARI, PUBBLICI/PRIVATI, IN ITALIA

gennaio 01, 2012  |   AstronomiaNova   |     |   1 Commento

ANNUNCIO IMPORTANTE

Mirco Villi e Nicolò Conte promuovono, per conto di EAN, un censimento nazionale delle strutture astronomiche pubbliche e private che svolgono attività divulgativa e di ricerca. Il questionario pone poche e semplici domande: compilatelo in meno di cinque minuti!

Raccogliere informazioni sulle realtà astronomiche attive sul territorio nazionale consente di avere un quadro d’insieme dello stato di salute dell’astrofilia nazionale.

I dati che saranno raccolti saranno disponibili sul sito EAN e verranno ampiamente pubblicizzati su ASTRONOMIA NOVA.

Compilate online il questionario in meno di due minuti!

PERCHE’ UN CENSIMENTO?

Alcuni anni fa, il presidente della Conferenza nazionale permanente dei Presidi delle Facoltà di Scienze e Tecnologie delle Università italiane Enrico Predazzi, ha lanciato un forte segnale di allarme:

“la Conferenza è preoccupata per il sottosviluppo culturale, sociale ed economico che attende un Paese nel quale la percezione della scienza sta diventando sempre più negativa e la ricerca fondamentale si sta contraendo in maniera pericolosa”.

A rendere ancor più difficile una situazione già critica, come quella descritta da Predazzi, intervengono i risultati di indagini internazionali che denunciano, con rare eccezioni, la carenza di cultura scientifica dei cittadini anche nei paesi più avanzati.   Allora, come uscire da una sempre più allarmante e pressante crisi d’immagine della scienza in generale?

L’astronomia come si colloca in questo ormai critico scenario?

Nonostante le accorate sollecitazioni della Conferenza nazionale dei Presidi, gli ambienti accademici nazionali non hanno perduto del tutto quella polverosa patina provinciale che li ha quasi  sempre caratterizzati e che rende faticosi i loro rapporti con il grande pubblico. In effetti la divulgazione scientifica, almeno in Italia, non gode di buona salute. All’estero è diverso: specialmente nei Paesi di lingua inglese ci sono tuttora grandi scienziati che svolgono attività divulgativa, in diversi ambiti scientifici, con ottimi risultati.  Qualcuno però potrebbe osservare, e forse con qualche buona ragione, che l’astronomia non è da annoverare tra le scienze che hanno perso credibilità o che vengono viste con sospetto, in quanto, per le sue specifiche e tradizionali connotazioni ontologiche, filosofiche, speculative e, non ultime, psicologiche, è vista, nell’immaginario collettivo, sotto una luce molto favorevole.

In altre parole, è ancor oggi una scienza ‘spendibile’, e lo è fin dagli anni Settanta, quando la domanda di quel prodotto culturale etichettato con il termine generico di “astronomia” ha conosciuto una forte e costante crescita che si è prolungata per un intero trentennio.

A nostro parere, ciò è avvenuto  (più che per l’abilità degli operatori del settore nell’attirare nuovi proseliti) per il verificarsi di fortunati fatti contingenti, quali l’apparizione di comete luminose e il susseguirsi di straordinarie imprese spaziali che hanno aperto impensabili e affascinanti scenari di conoscenza.

Agli inizi del nuovo millennio abbiamo però la sensazione che sia stato superato il culmine dell’interesse per la scienza del cielo e che sia iniziato un costante declino che potrebbe assumere, in un futuro non molto lontano, dimensioni assai vistose.

I segnali, infatti, sono veramente preoccupanti. Il primo di questi è la quasi totale scomparsa dell’insegnamento dell’astronomia dalla scuola dell’obbligo e superiore. Gli effetti semplicemente disastrosi di queste assurde scelte didattiche saranno percepibili in tutta la loro assoluta gravità solo negli anni a venire.

Inoltre, si può dire senza timore di essere smentiti, che gli aspiranti divulgatori del nuovo millennio sono pochi, con scarsi supporti ufficiali e sostanzialmente demotivati.

Ci si chiederà quindi se è rimasto un  qualche ‘soggetto’ a fare divulgazione astronomica in Italia in modo intensivo e continuo. Una parte consistente del peso della divulgazione “spicciola” è sulle spalle, purtroppo non sempre robustissime, degli amatori: non è certamente una notizia inattesa, ma farà comunque storcere il naso a molti benpensanti.  Questa però è la nuda realtà, signori…

L’UAI, l’organizzazione che raggruppa un numero consistente di astrofili (anche se in forte calo di adesioni), nel nostro Paese, perde colpi e si arrabatta alla meno peggio, senza trovare il bandolo della matassa, stretta com’è tra un modello di struttura associativa ormai datato, in stile pre-caduta del Muro di Berlino e le novità tecnologiche (web, internet, ecc.) che richiederebbero un ripensamento sostanziale dell’approccio alla comunicazione ed alla divulgazione delle scienze.

I punti di forza della divulgazione astronomica nazionale sono concentrati, a nostro parere, nella capillare rete di osservatori astronomici pubblici che copre buona parte del Paese e in una decina di planetari. Queste strutture hanno cominciato a sorgere negli anni Settanta, e la loro realizzazione è quasi sempre stata promossa da associazioni di non professionisti che si appoggiavano, per il reperimento delle risorse necessarie, sugli Enti pubblici locali.

Oggi il numero di osservatori pubblici supera presumibilmente il centinaio di unità e i loro utenti privilegiati sono le scuole di ogni ordine e grado, ma sono spesso molto intense anche le attività rivolte ad un pubblico generico.

E’ verosimile ipotizzare che, mediamente, in queste strutture l’attività divulgativa sia svolta da una decina di operatori e ciò significa che questo “zoccolo duro” è costituito da 500 o 600 persone. Si può inoltre presumere che il numero medio annuo di utenti (scuole e pubblico) per ogni osservatorio o planetario, sia compreso tra le 1000 e le 10000 unità. Pertanto, è ragionevole supporre che il numero dei loro utenti, sull’intero territorio nazionale, sia superiore ai 100 000 e, molto più probabilmente, prossimo al mezzo milione. Indubbiamente si tratta di cifre importanti e che fanno sorgere spontanea una domanda: la qualità del servizio offerto è sufficiente?

In altre parole, gli operatori degli Osservatori non professionali sono preparati per tenere, ad esempio, un’avvincente conferenza divulgativa di astronomia o spiegare in modo chiaro ed esauriente a cosa serve un osservatorio?

Ben lungi dal voler disprezzare le attività altrui,  frutto dell’impegno e dell’abnegazione, non possiamo però far a meno di notare che troppo spesso ciò che li sorregge è l’entusiasmo e non

purtroppo, la preparazione al compito al quale si dedicano quasi sempre in modo totalmente volontaristico. E’ qui che potrebbero entrare in ballo INAF e mondo accademico, attraverso l’istituzione di corsi di specializzazione per operatori di osservatori e planetari, magari sostenuti da consistenti borse di studio. Ne gioverebbe immensamente il servizio divulgativo dei non professionisti (alcuni di loro potrebbero diventare professionisti della divulgazione astronomica) e ne guadagnerebbe non poco l’immagine dell’astronomia professionale.

Il censimento delle strutture astronomiche non professionali, un’iniziativa che viene riproposta dopo oltre un decennio – l’ultima volta risale infatti al 1997-1998 per iniziativa della rivista Nuovo Orione – dovrebbe quindi rispondere ad alcune domande fondamentali:

  • Quante  sono, nella realtà, le strutture astronomiche non professionali che si occupano di divulgazione e di ricerca?
  • Come sono attrezzate? Possono svolgere efficacemente le loro attività?
  • E’ in atto un ricambio generazionale, oppure ci si deve rassegnare al tragico invecchiamento dell’astrofilia nazionale?
  • Quali sono le prospettive future dell’intero movimento astronomico nazionale?

Nel momento in cui esce questo numero della rivista (inizi gennaio 2012), hanno risposto al questionario EAN una settantina di associazioni e di singoli. Ci auguriamo che questo numero cresca almeno fino a raggiungere le 100-120 strutture censite, così da consentirci di eseguire un’analisi efficace dei dati raccolti.

1 Commenti di questo articolo

  • Moltomoli Sergio

    febbraio 28th, 2014 on 18:48

    Sarebbe opportuno che l’elenco degli osservatori e planetari fosse reso pubblico. Sarebbe un modo di far sapere a molti appassionati che nei pressi di casa loro c’è un osservatorio o un planetario visitabile. Non ultimo molti osservatori non sanno se sono stati già censiti o meno.
    Cieli sereni
    Sergio Moltomoli









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