Astronomia Nova – n. 19

Numero 19 – Anno 2014

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  • D. Gasparri, Immagini straordinarie con la tecnica HDR, p. 4
  • M. Dho, La mappatura di un telescopio, p. 12
  • G. Lupato, La Supernova del 1054 a Bisanzio, p. 21
  • S. Masiero, R. Claudi, Alla ricerca di nuove Terre, p. 27
  • A. Giostra, Il dialogo tra scienza e fede nella lettera di Giovanni Paolo II a George Coyne, p. 36
  • M. Dho, Cinematismi e automatismi in un Osservatorio astronomico gestito dalla suite RICERCA6 della Omega Lab, p. 44
  • C. Ruscica, Metodi di ricerca ‘alternativi’ per la scoperta dei pianeti di tipo terrestre, p. 52
  • A. Battistini, Profilo di Francesco Maria Grimaldi, scopritore della diffrazione luminosa, p. 65
  • R. Calanca, Cometografia italica, prima parte, p. 71
  • A. Villa, L’osservazione di transiti di pianeti extrasolari, durante l’estate 2014, all’Osservatorio di Libbiano, p. 82
  • L. Bignami, All’Osservatorio di Tradate si cercano raggi laser extraterrestri, p. 93
  • F. Falchi, Fermiamo l’inquinamento luminoso, p. 95

 

EDITORIALE A CURA DELLA REDAZIONE EAN

 

L’anno prossimo è stato dichiarato dall’ONU, con risoluzione: www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/68/440/Add.2 (alle pp. 15-16), Anno Internazionale della Luce, intendendo con il termine “luce”, la fotonica, le comunicazioni, l’astronomia, ecc. ecc.

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E’ evidente che si tratta di un’ottima possibilità per mettere in campo un progetto culturale e scientifico con ampie oppor-tunità di coinvolgimento di un vasto pubblico di fruitori non specializzato. E’ per questo motivo che stiamo elaborando l’idea di un Festival Internazionale della Luce che ci auguriamo di poter concretamente realizzare in alcune località italiane, dichiarate Patrimonio dell’Umanità.

Nel 2015 cade pure il ventennale della scoperta di 51 Peg, il primo pianeta extrasolare, scoperto da Michel Mayor e Didier Queloz, che ne diedero l’annuncio proprio in Italia.

E’ anche per questo motivo che in questo numero di Astronomia Nova abbiamo dato ampio spazio agli articoli sui pianeti extrasolari. Gli autori che ne scrivono sono tutti degli esperti: Sabrina Masiero e Riccardo Claudi, dell’Osservatorio INAF di Padova, il giovane astronomo Corrado Ruscica, ed Alberto Villa, astrofilo tra i più esperti che, con l’Associazione Astro-fili dell’Alta Valdera, sta ottenendo ottimi risultati nella fotometria dei transiti extrasolari.

Ma non stiamo neppure dimenticando che nella risoluzione ONU c’è un elenco, a nostro parere incompleto, di studiosi e scienziati che, nel passato, hanno dato contributi importanti allo studio dei fenomeni luminosi.

In particolare, ci preme ricordare qui un nome totalmente ed immeritatamente dimenticato dall’ONU (ma non solo dall’ONU, purtroppo), quello di uno studioso bolognese del Seicento, il gesuita Francesco Maria Grimaldi, scopritore della diffrazione della luce, la cui opera principale, il De Lumine, fu pubblicata nel 1665 (l’anno prossimo, perciò, cade il 350° della sua edizione). In un bell’articolo, il professor Andrea Battistini, dell’Università di Bologna, traccia il profilo culturale e scientifico di questa grande figura di scienziato, oggi pressoché sconosciuto ai più.

Infine, per concludere il discorso delle ricorrenze del 2015, vogliamo parlare di EXPO 2015. I nostri lettori meno attenti si chiederanno: ma cosa c’entra EXPO con l’astronomia?

A ben vedere, c’entra, eccome! Soprattutto se andiamo alla ricerca delle basi storiche e culturali dei temi dell’EXPO: ovvero l’alimentazione ed il cibo.

Ed è lì, appunto, nel passato, agli inizi della civiltà, che troviamo il collegamento tra il cibo “principe”, il pane, e l’astronomia. Ed il filo conduttore tra l’EXPO 2015, le antiche tradizioni agricole dell’area orientale del Mediterraneo e l’astronomia risale alla “rivoluzione neolitica” (circa 8000-9000 anni fa), quando fu introdotta la coltivazione dei cereali. Intorno al 4500 a.C., la divinità delle messi, Ashnan per i sumeri, Demetra per i greci, divenne un catasterismo (ovvero subì un processo di trasformazione in un gruppo stellare), che poi assunse il nome, ancora in uso, di Vergine, la grande costellazione zodiacale. Il sorgere eliaco della Vergine indicava agli antichi agricoltori mediterranei il momento del raccol-to. In cielo, la Vergine regge nella mano destra una fronda di palma, mentre nella sinistra tiene una spiga di grano, segna-ta dalla luminosa stella che, non a caso, porta un nome assai evocativo, Spica, ovvero, la spiga di grano.

E’ Spica la “stella dell’EXPO”, per il suo chiaro riferimento alla principale materia prima, il grano, alla base dell’alimento umano più consumato fin dall’alba dei tempi, il pane, appunto.

Seguendo l’idea della “stella dell’EXPO”, e ricordando che anche in altre esposizioni (vedi Chicago 1933) le stelle hanno avuto un ruolo significativo (a Chicago 1993 la luce della stella Arturo accese ufficialmente quella Expo), noi di EAN ab-biamo proposto che la luce di Spica, convogliata in un telescopio, “accenda” ufficialmente questo grande evento. Il valore simbolico di questo gesto, assumerebbe grande valore culturale, ad indicare l’elemento di continuità tra il passato, il pre-sente ed il futuro dell’Uomo.

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