Archivio articoli: ‘Daniele Gasparri’

Le variabili pulsanti

gennaio 01, 2012  |   AstronomiaNova   |     |   0 Comment

Le variabili pulsanti di Daniele Gasparri Le variabili pulsanti sono stelle che cambiano in modo periodico la loro luminosità. La fase di pulsazione riguarda quasi tutte le stelle che, a seguito della loro età abbandonano la sequenza principale e si trasferiscono nella striscia di instabilità o nel ramo delle giganti. Il loro studio, anche da parte dell’astronomo non professionista, è fondamentale per determinare con precisione le distanze dell’Universo, poiché molte di esse possono essere usate come candele standard. Se avete pensato alle stelle come dei giganteschi oggetti sferici dalla forma fissata e definita, purtroppo vi sbagliate e neanche di poco. Le variabili pulsanti sono stelle che cambiano in modo periodico la luminosità in conseguenza di variazioni importanti della loro struttura. La fase di pulsazione riguarda quasi tutte le stelle che a seguito della loro età abbandonano la sequenza principale e si trasferiscono nella striscia di instabilità o nel ramo delle giganti. Il loro studio è fondamentale anche per determinare con precisione le distanze nell’Universo, poiché molte di esse possono essere usate come candele standard (e tra poco vedremo cosa significa). [caption id="attachment_1146" align="aligncenter" width="500" caption="Posizione delle variabili pulsanti nel diagramma HR. Quasi ogni variabile di questo tipo (tranne le Mira e le irregolari) si trova nella cosiddetta striscia ...

La calibrazione delle immagini digitali del profondo cielo prodotte dai sensori CCD e CMOS

novembre 28, 2011  |   AstronomiaNova   |     |   0 Comment

La calibrazione delle immagini digitali del profondo cielo prodotte dai sensori CCD e CMOS di Daniele Gasparri Gli astroimager sanno molto bene che sia i CCD sia i CMOS sono dei trasduttori opto-elettronici, ossia dei dispositivi che “trasformano” la luce in un segnale elettronico. Entrambe le tecnologie, molto complesse dal punto di vista circuitale e che si basano sul silicio per convertire la luce in cariche elettriche, sono adottate per realizzare sensori di ripresa delle immagini universalmente utilizzati in astronomia. In un CCD (Charge Coupled Device, dispositivi a scorrimento di carica) la carica di ogni pixel viene raccolta a turno per essere convertita in tensione, spostata in un buffer e fatta uscire dal sensore sotto forma di segnale analogico. Invece, nei sensori CMOS (Complementary Metal Oxide Semiconductor) ogni pixel è dotato di un convertitore da carica a tensione e di un apposito circuito dal quale esce direttamente un segnale digitale. I sensori CMOS sono basati sulla tecnologia MOS (Metal Oxide Semiconductor), utilizzata per la realizzazione di semiconduttori e transistor di larghissimo impiego nell’elettronica di consumo. La variante CMOS, essendo strettamente imparentata con una serie di prodotti che escono ogni giorno a milioni dalle fabbriche di hardware elettronico gode, per ragioni di economia di scala, del ...

Come ottenere i principali parametri planetari dall’osservazione di un transito extrasolare

luglio 01, 2011  |   AstronomiaNova   |     |   0 Comment

Come ottenere i principali parametri planetari dall’osservazione di un transito extrasolare di Daniele Gasparri Attraverso alcune considerazioni geometriche di base sviluppiamo un apparato di formule utili per calcolare alcuni importanti parametri planetari letti nelle curve di luce: raggio, durata massima del transito, inclinazione dell’orbita, massa e densità media. Cerchiamo di dimostrare come si ricavano importanti dati nello studio della curva di luce che rappresenta il transito di un pianeta extrasolare. Le formule che ricaveremo partono da concetti piuttosto semplici e, per semplificare i calcoli, fanno uso di qualche approssimazione. Sta all’osservatore capire se le approssimazioni fatte sono valide o meno e quale errore viene introdotto dall’averle considerate. Come spesso succede, per eliminare delle approssimazioni si devono complicare notevolmente i calcoli, con il rischio di introdurre errori di misura che portano a risultati peggiori. Le dimostrazioni delle relazioni richiedono conoscenze di trigonometria e di algebra; capirle fino in fondo non è importante, piuttosto spero serva a far capire come si ricavano dati astronomici e come lavora un astronomo, professionista o dilettante, con un buon background scientifico. Il nostro scopo è quello di calcolare alcuni importanti parametri del pianeta ...

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